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Eppure mi chiami piccola pietra
come se la scala fosse neutra,
come se il minimo fosse un difetto
e non una scelta di unità.
Smontiamo.
Una pietra non è mai sola:
è un vettore fermo
in un campo di forze lente.
Ha massa, sì,
ma anche memoria compressa:
pressioni, urti, silenzi
che durano più di un argomento.
“Piccola”, secondo quale asse?
Nel sistema di riferimento dell’urgenza
sono minuscolo,
ma nel tempo geologico
sono una costante.
La pietra non corre,
non tende all’infinito,
non approssima.
Sta.
Come una funzione definita ovunque
e continua anche nei punti
in cui gli altri divergono.
Tu conti il mondo per accelerazioni,
io lo misuro per attrito.
Tu cerchi il massimo locale,
io verifico se il terreno regge.
Se mi lanci, cado.
Se mi ignori, resto.
Se mi calpesti,
divento superficie.
Non sono ornamento,
né ostacolo:
sono condizione al contorno.
E se davvero fossi una piccola pietra,
allora ricorda:
basta una unità minima
per interrompere una corsa,
per deviare una traiettoria,
per dimostrare
che anche il continuo
ha bisogno del discreto.
(to be continued...)